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La Carbonaia

Le forme tradizionali di preparazione del carbone di legna, nelle quali si perpetua una pratica assai antica che fornì per millenni allumanità una delle principali fonti energetiche, stanno ormai quasi ovunque scomparendo e nelle residue aree d’Europa dove esse ancora sopravvivono, come nella montagna ligure, i veri protagonisti di questa attività, i vecchi carbonai – figure ormai nomadi che si spostano da un bosco allaltro per il loro lavoro – non esistono più, travolti insieme alla loro cultura dai grandi processi di trasformazione sociale di quest’ultimo secolo.

Di queste figure marginali, del loro sistema di vita e delle loro forme di conoscenza, non esistono quasi testimonianza. E se il loro sapere tecnico può essere ancora in qualche modo documentato è perché, qui e là, tale sapere è stato trasmesso dagli ultimi carbonai e famiglie di contadini che negli stessi luoghi continuano oggi a produrre il “carbone di legna” con le medesime procedure di un tempo. Ma si tratta di una resistenza effimera: tra pochi anni, queste pratiche saranno definitivamente abbandonate.LaCarbonaia

Il “carbone di legna” al contrario dei carboni fossili che si formano da lentissimi processi di trasformazione naturale, è prodotto dalla carbonizzazione di materiali legnosi operata artificialmente dall’uomo. L’elevata temperatura e la scarsissima quantità di fumo che esso produce nella sua combustione hanno fatto sì che abbia rappresentato per parecchi millenni la principale fonte energetica nella lavorazione dei metalli oltre che, in notevole misura, nella cottura del cibo.

Il carbone viene preparato pertanto da legno ad una temperatura elevata isolandola quasi completamente dal contatto dellaria. La legna viene sottoposta così ad un processo di graduale “cottura” (carbonizzazione) evitando pressochè integralmente la sua combustione che richiederebbe, al contrario, un significativo apporto di ossigeno e lascerebbe alla fine un residuo di sole ceneri.

Nella valle in passato la legna non mancava perciò per la produzione di carbone ci si serviva anche di compagnie di carbonai che proveniva da altre zone (soprattutto dalla Toscana). Questi arrivavano verso giugno (tre o quattro famiglie) con donne e bambini.

Durante l’estate gli uomini aiutavano nei campi perchè solo in autunno e in inverno facevano i carbonai. Vivevano isolati nei boschi, lontano dai centri abitati. Si costruivano una capanna di frasche, in un posto protetto dal vento, vicino ad uno spiazzo dove dautunno avrebbero cominciato a lavorare.

Se possibile, si sfruttava uno spiazzo già esistente, possibilmente vicino ad un corso d’acqua o ad una sorgente, perchè in caso d’incendio, si doveva poter spegnere subito. L’acqua però non doveva passare proprio sotto la carbonaia.